
Il 30 maggio, alla Facoltà di Medicina e Psicologia, si è tenuto un nuovo appuntamento dei Dialoghi Psicoanalitici — e come sempre, certi incontri lasciano qualcosa dentro.
Il Dr. Roberto Quintiliani, didatta AIPPI e presidente delle Comunità Terapeutiche Reverie, ha aperto la mattinata portando una riflessione profonda: quando un bambino fatica a scuola, stiamo davvero guardando il problema — o stiamo guardando il dito invece della luna?
Con Bion come bussola, si è esplorato come il trauma precoce possa trasformare la mente da uno spazio aperto alla conoscenza in un luogo di difesa e chiusura. Le difficoltà scolastiche, in questa luce, non sono mai solo difficoltà scolastiche.
Nel corso della giornata, i colleghi dell’AIPPI hanno continuato a tessere questa riflessione — attraverso casi clinici, letture critiche sull’ADHD e i DSA, e contributi che ci ricordano quanto lo sviluppo emotivo e quello cognitivo siano inseparabili.
Una frase, tra tutte, è rimasta nell’aria:
“Ho avuto la dislessia emotiva e nessuno lo ha capito.”
A volte i pazienti ci insegnano le parole più giuste per dire ciò che noi ancora non sapevamo nominare.
Come ricordava Kant: “Due cose riempiono l’animo mio di meraviglia: la coscienza morale dentro di me e il cielo stellato sopra di me.” E forse anche la mente umana, nella sua complessità, merita la stessa meraviglia.
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